venerdì 5 novembre 2004

Conversazioni (1): Il Quartetto Savinio



Il Quartetto Savinio nasce nel febbraio del 2000 dall’idea di Alberto M. Ruta (violino), Rossella Bertucci (violino), Francesco Solombrino (viola) e Lorenzo Ceriani (violoncello). Sin dai primi debutti, il Quartetto si è distinto per le sue eccellenti capacità tecniche-quartettistiche e interpretative, ponendosi all’attenzione di critica e pubblico e affermandosi in prestigiosi eventi e concorsi nazionali e internazionali. Otto la guida dei Maestri P. Farulli e A. Nannoni, il Quartetto si è formato alla Scuola di Musica di Fiesole e grazie all’Accademia Europea del Quartetto ha avut modo di avvalersi dei consigli di alcuni miti del Quartetto d’archi fra cui M° N. Brainin, M. Skampa. H. Beyerle, V. Berlinsky e Z. Gal.
Dal 2013 il Quartetto Savinio tiene Masterclass di Musica da Camera presso l’Accademia Europea di Musica e Arti dello Spettacolo (AEMAS) di Napoli. Da dicembre 2017 la nuova viola del avinio è Edoardo Rosadini, violista e direttore d’orchestra.
Il nome e il quartetto si ispirano ad Alberto Savinio (1891-1952) – pseudonimo di Andrea De Chirico, fratello di Giorgio De Chirico – noto scrittore, pittore, musicista e uomo di teatro. Tra gli artisti italiani del ventesimo secolo, mosso da una insaziabile curiosità intellettuale, Savinio è una delle personalità più autentiche e complete. 

Federica Giordano ha rivolto alcune domande a Lorenzo Ceriani, violoncello e in questo caso portavoce del Quartetto Savinio.


Quanto i gusti musicali dei singoli musicisti influiscono sulle scelte esecutive e sull'interpretazione dei brani?
Sicuramente tanto! Nel nostro caso forse più che in altri visto che ci siamo incontrati relativamente tardi cioè quando già avevamo concluso tutti gli studi; molti, anzi la gran parte dei gruppi da camera nasce nelle accademie o nei conservatori quando ancora i singoli elementi stanno concludendo il proprio percorso di formazione. Per questo motivo ognuno di noi aveva una sensibilità musicale propria e spesso molto diversa da quella degli altri componenti, queste differenze hanno sempre portato però ad un arricchimento proprio perché dal confronto nasceva un’idea comune più solida e consapevole. Tutto ciò sta accadendo ancor di più da un anno a questa parte, da quando cioè è subentrato Edoardo Rosadini alla Viola che ci ha portato nuova energia e vitalità.

Come avete costruito l'identità sonora dell’ensemble?
Penso che come tutti siamo partiti cercando di raggiungere i nostri esecutori più amati (Quartetto Italiano, Quartetto Amadeus, Quartetto Alban Berg, Quartetto Hagen, Quartetto Belcea) per poi trovare la nostra idea lungo il percorso. Credo altresì che questo percorso non arriverà mai a compimento perché la ricerca del suono cambia costantemente anche in base al gusto dei singoli che, sempre spinti dalla voglia di migliorarsi, modificano il loro approccio sullo strumento.

Il vostro repertorio spazia da Boccherini a Schumann, da Mozart a Brahms. Come scegliete di volta in volta cosa proporre?
Non siamo sempre noi a scegliere quali composizioni eseguire, spesso e volentieri ci vengono richiesti programmi precisi o ci viene chiesto di trovare brani uniti da un filo comune scelto da chi organizza l’evento. Quando ci viene lasciata carta bianca cerchiamo spesso di offrire musica che arriva fino al contemporaneo per dare la possibilità di ascoltare e poter mettere a confronto idee musicali così diverse e spesso contrastanti.

Il Quartetto Savinio si esibirà il 29 novembre a Napoli, nell'ambito del programma dell'Associazione Scarlatti. Come vi sembra il pubblico della vostra città?
Tutte le volte che abbiamo suonato nella nostra città, ed in particolare per l’Associazione Scarlatti, abbiamo sempre trovato un pubblico molto caloroso e coinvolto, merito dell’ottimo lavoro che l’Associazione Scarlatti ha svolto negli anni e continua svolgere con l’egregio apporto di Tommaso Rossi attuale Direttore Artistico.

La scelta di un certo tipo di repertorio può facilitare o, al contrario, rendere difficile la realizzazione di un concerto? In altre parole, vi è mai capitato di proporre musica che non fosse "accolta" con facilità rispetto ad altro?
Spesso la musica contemporanea non viene accolta con grande gioia dal pubblico, ecco perché abbiamo l’abitudine di documentarci per poter poi introdurre il brano agli ascoltatori con poche parole che possano aiutare la comprensione di una musica così diversa da quella che più comunemente troviamo eseguita nelle sale da concerto.

Nel 2004 il Quartetto vince il premio Shostakovic a Mosca. Come ricordate questa esperienza russa?
Sono stati giorni incredibili! In soli quattro anni dalla nostra formazione siamo arrivati ad essere premiati in un concorso così prestigioso, non stavamo nella pelle! Abbiamo visto concretizzarsi tutto il nostro impegno, è stato un immenso piacere poter ripagare la fiducia che in noi ha riposto il Maestro Farulli, ci ha dato una consapevolezza ed una spinta enorme nel prosieguo della nostra carriera. Suonare al concerto dei premiati sul palcoscenico della sala Tchaikovski è stata poi la cosa più bella, esibirsi lì dove lo hanno fatto tutti i più grandi esecutori del nostro tempo è stato assolutamente unico!

Che ruolo ha lo studio musica nella formazione degli uomini e dei cittadini?
La Musica come tutte le arti ha un ruolo fondamentale nella formazione degli individui.
Porta alla creazione di un gusto, di un’idea, ma per fare questo passa attraverso scelte che nascono dall’ascolto di se stessi e quindi alla creazione di uno spirito critico e di una mente pensante. Ritengo che proprio per questo nella società di oggi le arti nella loro totalità siano trascurate anzi osteggiate nella loro diffusione; un popolo senza idee e senza la capacità di crearsene è più facilmente governabile e tutto ciò deve far molto comodo.




Si ringraziano il maestro Lorenzo Ceriani 
e gli altri membri del Quartetto.



Nello scatto fotografico, 
i componenti del Quartetto Savinio.



In alto, un dipinto di 
Alberto Savinio: La notte sul borgo 
(tempera su tela, 1950; Bergamo, 
collezione privata).